Saturday, June 20, 2015

Italian Congress of Mediums: Il Risorto


# 3 in the Series.  The following excerpt has been translated into Italian for the participants of the Italian Congress of Mediums this coming October. (English version further below).

Il Risorto
      Più volte mi son trovato a parlare dei Risorti offrendo pochi dettagli esplicativi su chi o cosa essi siano. Sono certo che molti di voi lettori già conoscano i Risorti in qualche modo, oppure anche abbiano avuto occasione di intuire qualcosa su di loro senza bisogno di molte spiegazioni. Tutti noi sappiamo molto più di quanto non pensiamo di sapere. Ma per coloro che avessero  incertezze, ecco a seguito alcuni ragguagli.

“Il mio spirito sa molto più di quanto la mia mente non pensi di sapere”

Alcuni di noi già sanno che ben presto verrà il momento in cui non avremo più bisogno della nostra struttura fisica, il più denso dei nostri corpi -si noti il plurale- che verrà dismesso come un cappotto invernale. Il vecchio indumento verrà riassorbito nella Terra e quindi rilasciato nel cosmo per esser di nuovo utilizzato in altri modi . Si dissolverà e verrà reintegrato nell’elemento di base che costituisce la luce stellare. Gli altri corpi- costituiti da energie vibrazionali elevate che possiamo definire “astrali-eteriche” e che compenetrano la struttura fisica- sono quindi libere di progredire oltre. (1)  La nostra coscienza, spirito immortale ed individuale procederà oltre, in uno stato che può essere sempre definito “ incarnato”, ma in una forma eterica ed astrale estramemente sottile , dotata di vibrazioni molto più alte. Traslocheremo quindi in una nuova stagione della vita, in un luogo od in una geografia, per meglio dire,  che i Vittoriani definivano curiosamente “La Terra dell’Estate” e che alcuni nativi Americani definiscono come “L’Anelato Campo della Buona Caccia”. Quasi ogni cultura esistente sulla Terra possiede un suo modo unico e specifico per descrivere il “dove”  ci troveremo  allorchè lasceremo il nostro corpo fisico.  Ho detto “quasi”  in quanto la nostra società altamente tecnologica e materialistica basata sul modernismo non ha lasciato più spazio per questo genere di concetti. Ciononostante sembra stia avendo luogo un rapido risveglio spirituale alle più antiche conoscenze.

Visualizzate con il vostro occhio interiore,  un mondo dove la povertà sia sconosciuta e l’abbondanza sia la regola. E poiché lì non esiste alcun tipo di bisogni, lavorare si rivela superfluo.  Ogni cosa che si desideri è disponibile: nutrimento, rifugi, indumenti. Questo vale per chiunque, in quel luogo, perché tutto è liberamente fruibile per tutti.  Conseguentemente  in questo tipo di mondo, non è necessario neppure un sistema economico, il quale implica automaticamente la scarsita’ e la mancanza di qualcosa. A meno che, ovviamente,  qualcuno non desideri proprio ciò. Il medesimo principio è valido per qualsiasi sistema, sia esso sociale, psicologico, politico, scientifico o religioso, in quanto, di qualunque tipo essi siano- ognuno di essi presuppone la scarsità ed il bisogno indotto.

      L’ambiente circostante- il clima, la luce, i mezzi di trasporto, e le vostre stesse case- rifletteranno costantemente la vostra propria e personale consapevolezza. In questo mondo, ognuno è libero di fare qualunque cosa gli piaccia, nella quantità che gli piace.

      Il lavoro od il giuoco si confondono l’uno nell’altro. Voi giocherete e lavorerete, ed amerete ,e vivrete, con coloro che sono simili a voi, perché in questo regno, Il Principio di Affinità è la forza che regola e guida le relazioni interpersonali. E coloro che non sono simili a voi frequenteranno altri, che sono invece simili a loro.

      Ciò che è ancora più importante, in questo mondo, non esiste  alcun giudizio o  critica, e poco importa anche se noi ritenessimo di meritarla. In tal caso, noi potremmo giudicare solo noi stessi . Più che di giudizio, si tratterebbe allora di un auspicato intervento migliorativo. Il Principio di Affinità ci dirotterebbe allora in un ambiente capace di riflettere il nostro auto-giudizio. Nessuno tenterà di interferire con le nostra volontà di auto-giudicarci, ma nonostante ciò avremo sempre al nostro fianco degli Aiutanti compassionevoli e rispettosi che aspetteranno solo di esaudire nel dettaglio le nostre richieste di aiuto, perfino dirette ad alleviare tali intenzioni.

      In questo mondo, saremo in grado di percepire che l’amore è liberamente accessibile a tutti. Pertanto, le usuali distorsioni derivanti dalla carenza o dal bisogno, non esisteranno, ed ogni ipocrisia svanirà rapidamente allorchè accetteremo di abbandonarci nelle braccia dell’amore.

      Abbandonarsi all’amore sarà facile come respirare, poiché siamo strutturati per auto-correggerci attraverso il cambiamento - ovvero, attraverso la transizione intelligente. Anche la “Morte” subisce una correzione attraverso un amorevole processo di transizione, dal quale riemergeremo rinnovati e risorti.

      Ma cosa è mai questo mondo, paragonato a quello nel quale viviamo ora? Che cosa faremmo in un mondo siffatto?  “Ah, se davvero un mondo così esistesse davvero!”, è quanto molti di noi esclamerebbero, sospirando.  Bene,  un  mondo così esiste davvero!

      Questo altro mondo esiste proprio ora e ci aspetta, in qualsiasi momento. Noi la conosciamo molto intimamente,  questa Casa, perché quando il nostro corpo dorme e talvolta anche quando sogniamo ad occhi aperti, noi lo visitiamo , ivi inclusi coloro che amiamo e che lì risiedono.

      Ognuno di noi , fin dal primo giorno in cui siamo sorti  qui sulla Terra, ha lasciato il proprio corpo terrestre – oppure si è staccato da esso- per viaggiare con il corpo spirituale in questo altro mondo, in questa Casa. Pochissimi di noi hanno memoria di questi viaggi quando rientrano nel corpo terrestre, tanto è il  peso che la vita terrestre  abbatte su di noi. L’imponente densità del nostro corpo fisico è impermeabile alle vibrazioni sottilissime di queste memorie. Se solo potessimo ricordarne anche solo un’ inezia , la nostra gravosa  vita sarebbe immensamente illuminata dalla meraviglia di tali esperienze, e decisamente consolata dalla certezza del giorno in cui faremo l’ultimo passo fuori.

Non doverci mai più tornare
      Questa idea di non dover più ritornare puo’ suscitare paura, cosicchè per millenni e millenni l’uomo ha strutturato credenze, motivazioni e regole per tornare a tutti i costi. Tutto ciò si è rivelato essere niente altro che una strutturazione di risposte basate sulla paura.

      Ma anche queste persone non torneranno qui, allorchè si saranno risvegliate nella loro vera Casa. Anche l’idea del ritorno è puramente illusoria, in quanto “tornare indietro” contrastando in tal modo l’infinito -e continuamente in espansione- flusso della Vita, non è possibile. Coloro che apparentemente riuscissero a tornare indietro starebbero realizzando solo una apparenza od una illusione-che non è mai un successo né una realtà , ma una sorta di drammatica fantasia. Tali drammi possono apparire eccitanti, ma in definitiva si rivelano solo noiosi quando non addirittura dolorosi.

      Viene qui proposto un altro punto di vista, circa l’idea di ritorno. Possiamo pensare che stiamo visitando di nuovo lo stesso prato di fiori selvatici nel quale ci trovavamo anche ieri. La nostra mente-ego giudica immediatamente la presente esperienza, rifiutando e respingendo enne cose in un millisecondo, e nel contempo istruendoci, “Non ti annoiare a guardarlo: è sempre lo stesso prato” . E fintanto che non rifiutiamo questa suggestione  - perché tale è -  non ci renderemo probabilmente conto che ci troviamo invece in un luogo del tutto nuovo,  un luogo che si sviluppa e si disvela difronte a noi mano a mano che andiamo in avanti. Questo è il modo in cui dobbiamo vivere la nostra esperienza di Risorti, per quanto essi la esprimano senza alcuna paura ed in assoluta consapevolezza cosciente . Ma anche qui sulla Terra, tutto ciò che dobbiamo fare, è sederci in quel prato, stare immobili, assumere il ruolo che ci compete per  Autorità Divina, ed osservare. Ed accettare con  totale apertura che ogni fiore ed ogni stelo di erba sono anch’essi cambiati. Il clima, la luce, i suoni, persino le stelle invisibili ai nostri occhi lassù, e tutto, si è mosso in qualche modo. Il che significa che anche noi siamo cambiati- una presa d’atto che spaventa ed addirittura fa infuriare le menti egotiche, che odiano i cambiamenti. Questo odio non è naturale. La Natura è naturale; la natura è cambiamento. Il cambiamento è amore,  pertanto l’amore è naturale, ed anche l’amore è eterno-  un evidente paradosso che costituisce il più grande mistero  ancora irrisolto.

      Gli autori dei volumi “I Risorti” rivolgono a tutti noi un semplice ma grande augurio- ossia che smettiamo di usare in maniera scorretta le nostre menti , pensando che dobbiamo temere ciò che molti immaginano come “il silenzio finale”. Ogni cosa ha vita ed è vita. E siccome non esiste niente che non sia vita, non esiste silenzio da nessuna parte. La stessa struttura dell’Universo Intelligente è composta da luce e musica- cantare, parlare, ridere. La vita è reale e la morte non lo è, quindi non c’è niente da temere a meno che non temiamo la musica piena di luce. La morte non è la fine della vita, ma un altro inizio, un’altra nascita. E’ una porta, è un passaggio,  è “più” vita- più di quanto non possiamo davvero immaginare. E per quanto noi siamo irreversibilmente immortali, non saremo mai in grado neppure  di immaginare tutto questo.

      Allorchè avrà inizio la nostra transizione, ognuno di noi entrerà in uno stato di sonno terrestre. Per poi risvegliarci, risorti, in una nuova vita- non più difronte ad un’ alba terrestre, ma in un  nuovo mondo pieno di luce – la nostra vera Casa- dove la gioia, e non la paura- costituisce il suolo sul quale ci muoveremo ed esisteremo. In definitiva avremo traslocato in un nuovo prato di bellissimi fiori selvatici ed esperienze uniche. Avremo compiuto la nostra transizione di Risorti.

      Certamente ci faremo delle grandi risate, nel meravigliarci di come abbiamo mai potuto temere il sonno finale sulla Terra, al quale è stato assegnato il terrificante epiteto di “MORTE

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(1)    Molte antiche culture e tradizioni riconoscono l’esistenza di altri “corpi”, che  condividono lo stesso spazio con la nostra struttura fisica, talvolta definiti astrali, eterici, ki, anima, dolore, piacere, etc. Allorchè il corpo fisico perde la sua forma, gli altri , con varie modalità ,mantengono la propria forma e funzione in determinati spazi temporali. Per semplificazione, il termine“astrale-eterico” viene qui utilizzato come concetto generale.

(Estratto da The Risen: Dialogues of Love, Grief, & Survival Beyond Death, Traduzione di Serenella Massacci)
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The Risen
I have been speaking about the Risen with little clarification of whom or what they are. I am certain that many readers already know about the Risen in some way, or have been able to intuit something about them without the need for much explanation. We all know much more than we might think we do. But for those who are unsure, some illumination is now offered.
“My spirit knows much more than my mind thinks it does.”
Some of us already understand that the day will come when we’ll no longer need our physical form, the densest of our bodies—note the plural—and it will be shed like an old winter coat. The old garment will be reabsorbed into the Earth as well as released into the cosmos to be used again in other ways. It will dissolve and reintegrate back into the basic elements that constitute starlight. The other bodies—higher vibrational energies which can be referred to as “astral-etheric” and which interpenetrate the physical form—are then free to move on. (1) As an individualized, immortal spirit our consciousness will continue on in a state that can still be called “embodied” but in far more subtle and highly-vibrating astral-etheric forms. We will move on and into a new season of life, a place or geography the Victorians quaintly called The Summerland and some Native Americans might call “The Yearned-For Good-Hunting-Ground.” Almost every culture on the Earth has its way of describing where we find ourselves after we leave the physical body. I say “almost” because the culture of our highly technological and materialistic society of modernism has left barely any room for such a concept anymore. Yet a spiritual reawakening of ancient understandings appears to be rapidly occurring. 
Envision with your mind's eye a world where poverty is impossible and abundance unavoidable. Because there are no needs there is no necessity to work. There is instant access to infinite sustenance, clothing, shelter, and anything else you might desire. This will be so for everyone there, for these elements will be freely available to all. Hence an economic system of any kind—which implies lack—will not be needed in this world, unless you might want it for yourself. The same will hold true for any social, psychological, political, scientific, and religious systems, which all inherently embrace presumptions of lack and need. Your environment—the weather, the light, the mode of transport, and your homes—will continuously reflect your personal consciousness.
Everyone in this world is free to do whatever they like and as much or as little of it. Work and play are indistinguishable from one another. You will work and play, and live and love with those who are most like you, for in this realm The Principle of Affinity is the guiding force of relationships. Those who are not like you will be with others who are most like them.
Most relieving of all, there is no judgment or criticism of any kind in this world, no matter how much we may think we deserve it. If that should be the case, we would be judging only our self and not prevented from such a desire. Rather than judgment, we can expect adjustment. The Principle of Affinity will convey us into an environment that reflects our self-judgments. Although nobody will attempt to interfere with our self-judgmental intentions there will always be observant, compassionate Aides waiting to respond to the slightest request to help release such intentions.
Because we will be able to perceive that there is love freely available to all in this new world the usual distortions from lack of it will not exist, and any falsehoods will vanish quickly when we allow ourselves to fall into love’s awaiting arms. This falling into love will be as easy as breathing, for we are designed to self-correct through change—that is, through intelligent transition. “Death” is also corrected through this loving process of transition, from which we will emerge and arise anew.
What would such a world be like compared to where you live now? What would you do in such a world? “If only such a place existed,” many will sigh with dim weariness. Such a world does exist. 
This other world exists right now and awaits us at every moment. We already know this Home with great intimacy, for whenever our body sleeps and sometimes when we daydream we visit it and all those there whom we love. Each of us has been leaving our terrestrial body—or rising from it—to travel in our spiritual body to this other world, this home, since the day we first arose upon the Earth. Very few of us remember these travels upon returning to our terrestrial body, so heavily does earthly life weigh us down. The sheer density of our physical body filters out the greatly finer vibrations of such memories. If we could remember even just a little bit, our burdensome life would be tremendously lightened by the awe of such experiences, and further comforted by the sureness that the day will come when we will take our last step away from this Earth, never having to return.
We will never have to return.
This idea of never returning may be frightening, and so over countless millennia people have made up beliefs, reasons, and rules to come back in some way—all of which are eventually revealed to be fear-based responses. But even these individuals never do come back, once they wake up in their true Home. Even the idea of returning is illusory, for going backwards against the infinite, expansive onward flow of Life is not possible. Those who appear to succeed in going back are accomplishing just that—an appearance or illusion—which is neither success nor reality, but a kind of dramatic fantasy. Such dramas can be exciting but will ultimately get boring and then painful.
Here’s another way to look at the idea of return. We may think that we are revisiting the same field of wildflowers that we were in just yesterday. Our ego-mind immediately judges our present experience, dismissing many things in a millisecond while instructing us, “Don’t bother looking, it’s the same old field.” Unless we disregard this suggestion—which is all it is—we will probably not realize that we have actually moved forward into a totally new place, one that unfolded before us as we moved forward. This is how the Risen experience living, although they do so with complete and fearless conscious awareness. But even while still on the Earth, all we have to do is sit down in the field, get still, assume the attitude of our Divine Authority and look and accept with complete openness at how each flower and every blade of grass has also changed. The weather, the light, the sounds, even the unseen stars overhead—all have moved in some way. So that must mean we also have changed—a realization that frightens and even infuriates the ego-mind, which hates change. This hatred is not natural. Nature is natural; nature is change. Change is love and so love is natural, and yet love is also eternal—another seeming paradox of deepest mystery, which is ever unfolding.
The authors of the Risen books have a simple yet grand wish for us—that we will no longer use our minds incorrectly by thinking we must fear what so many imagine as “the final silence.” Each and every thing has life and is life. And because there is nothing but life there is no silence anywhere. The very structure of the Intelligent Universe is light and music—singing, talking, and laughing. Life is real and death is not, so there is nothing to fear unless we fear life’s light-filled music. Death is not the end to life but another beginning, another birth. It is a door, a passage to more life—more than we could possibly imagine. And even though we are irreversibly immortal, we will never be able to imagine it all.
We will each enter a final terrestrial sleep of some kind as we begin our transition. Upon awakening we will have arisen into a new life—not beneath another earthly sunrise but into a new, light-filled world—our True Home—where joy, not fear, will be the ground upon which we will move and have our being. We will have moved forward into a new field of beautiful wildflowers and unique experiences. We will have transitioned into a Risen One.
Undoubtedly there will also be much astonished laughter, as we wonder how we could have possibly feared the final earthly sleep that was given the terrifying epithet of “DEATH.”
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(1) Many older cultures and traditions have discerned that there are other “bodies” that interpenetrate and share the same space with our physical form, sometimes called astral, etheric, chi, soul, pain, pleasure, and so on. After the physical body loses its form, the others will continue on in form and function in various ways along certain timelines. For simplicity’s sake, “astral-etheric” is used here as a generalized idea.

(Excerpt translated from The Risen: Dialogues of Love, Grief, & Survival Beyond Death, by Serenella Massacci)

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